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Cosa è Agenda Digitale

In questi giorni i media parlano di Agenda Digitale, iniziativa nata per smuovere la politica sulle questioni dello sviluppo tecnologico italiano. Analizziamo di cosa si tratta.
di Maurizio Ceravolo
Agenda Digitale è un progetto nato per sensibilizzare la classe politica a proposito dello sviluppo tecnologico italiano, che purtroppo risulta fermo al palo. Anni fa si parlava delle famose tre i: innovazione, internet, inglese. Purtroppo siamo rimasto, come spesso capita in Italia, alle parole. Molte zone d'Italia sono rimaste alla banda strettissima del secolo scorso, il modem a 56k, dove la banda larga arriva, in molti casi è virtuale. Si parla di adsl a 7 megabit nominali che a malapena arrivano ad 1.

In questo caso si parla di Digital Divide. Ed è un grosso limite per lo sviluppo. Non pensiamo che la banda larga serva solo a scaricare film e musica da internet. Ci sono aziende che usano internet come strumento di lavoro. Una connettività lenta rallenta o blocca il lavoro, con conseguenti costi. Mentre una banda adeguata aiuta ad aumentare la produttività, diminuire i costi di comunicazione, inventare nuovi servizi. E non bisogna pensare a piccole comunità montane.

I problemi possono succedere dovunque. Faccio un caso pratico. Io abito a Roma, la capitale d'Italia. Nel mio quartiere, oltre una certa strada, non arriva l'adsl. Per problemi imprecisati della centrale, non è possibile avere la banda larga con alcun operatore. L'unica possibilità è scegliere la connettività mobile. Immaginate che danno sarebbe per una azienda che decidesse di prendere un ufficio lì, arredarlo, assumersi dei costi per renderlo operativo e poi scoprire che non può avere la connettività.

La grande miopia politica, parlando della sola banda larga, è che secondo uno studio di Confindustria ogni euro speso per lo sviluppo della banda larga ne genera 4 in aumento del PIL.

Agenda Digitale nasce come pungolo per la politica per questa ed altre questioni che non possono essere ulteriormente procrastinate. E si ispira anche se non esplicitamente ai principi dell'Agenda Digitale Europea i cui principi tracciati però da una entità politica, il governo dell'Europa, ovvero la Commissione e che potete leggere qui (vi consiglio a tutti di leggerlo, è molto istruttivo, soprattutto per gli obiettivi che si da per quanto riguarda la banda larga europea).

Il logo di Agenda Digitale
Il logo di Agenda Digitale

Per stesse parole da suo sito, Agenda Digitale vuole che l’Italia riparta da Internet e dalla tecnologia. La politica ha posto la strategia digitale al centro del dibattito in tutte le principali economie del mondo. Ma non in Italia.

Eppure in Italia metà della popolazione usa Internet. La tecnologia è parte integrante della vita quotidiana di milioni di cittadini.
....
Siamo convinti che affrontare con incisività questo ritardo, eliminare i digital divide, sviluppare la cultura digitale con l’obiettivo di conquistare la leadership nello sviluppo ed applicazione delle potenzialità di Internet e delle tecnologie, costituisca la principale opportunità di sviluppo, con benefici economici e sociali per l’intero Paese.

Ci rivolgiamo a tutte le forze politiche, nessuna esclusa, sollecitando il loro impegno a porre concretamente questo tema al centro del dibattito politico nazionale.


Chiediamo, entro 100 giorni, la redazione di proposte organiche per un’Agenda Digitale per l’Italia coinvolgendo le rappresentanze economiche e sociali, i consumatori, le università e coloro che, in questo Paese, operano in prima linea su questo tema.

Agenda Digitale ha anche realizzato una pagina per il Corriere della Sera per far conoscere la sua iniziativa.


L'appello pubblicato sul Corriere della Sera (clicca per scaricarlo)

Cosa dire di questa iniziativa? La prima cosa è ovvia. Tutto è condivisibile. L'Italia ha bisogno di queste cose. E non lo dico da addetto ai lavori, che potrebbe avvantaggiarsi da nuovo lavoro. Lo dico effettivamente per tutti. Pensate solo se diventasse veramente realtà l'e-Government, poter risolvere questioni burocratiche con lo stato, senza doversi muovere, fare file, chiedere permessi al lavoro, permetterebbe di evitare di perdere una sacco di produttività. Oltre che ottimizzare l'uso dei lavoratori pubblici, con ulteriore beneficio per l'Italia.

Ed in questo noi di ideativi sottoscriviamo in pieno Agenda Digitale.

Però....

Però il dubbio che sia la solita iniziativa italiota lobbistica, usata per promuovere le aziende, per fare  marketing senza alcuna azione reale, mi rimane e forte.

E per adesso non ho trovato abbastanza trasparenza che permetta di fidarmi completamente.

Le mie domande sono essenzialmente due. La prima, e questo non c'è scritto sul sito di Agenda Digitale, chi è che ha messo i soldi pagare la pagina sul Corriere della Sera. Per le altre attività c'è scritto nei credits che sono state fatte "pro bono" da una serie di aziende (una bella pubblicità direi). 

Sul sito ci sono 100 nomi di sottoscrittori ( o testimonial quando si parla di marketing, per dare un messaggio con la sicurezza di una personalità familiare di chi istintivamente ci si fida). Sono blogger, impreditori di aziende tecnologiche, rapprensentanti di associazioni di consumatori, dirigenti di grandi aziende attive sulla rete, come Microsoft, Google, o nella comunicazione come Sky.
Sono grossi nomi. Ovviamente per loro avere una sviluppo digitale in Italia, significa poter aumentare il business. 

E fin qui mi potrebbe stare anche bene. Nessuno regala niente. Loro pagano per stimolare uno sviluppo di cui potranno beneficiare anche loro.

Però c'è un nome che mi stona molto fra i 100 sottoscrittori. Franco Bernabè. Chi è questo signore? L'attuale capo di Telecom Italia. La persona, il cui compito sarebbe quello di portare la banda larga in Italia. Telecom Italia ha in eredità la rete della vecchia SIP, pagata con i soldi di decine di anni di tasse dagli italiani. La stessa persona che sta affossando il progetto Fibra per l'Italia, portato avanti da Tiscali, Wind, Fastweb e Vodafone, per creare in Italia una rete di telecomunicazioni in fibra ottica, che arrivi direttamente nelle case degli italiani. Ovviamente per mantenere il timone di controllo sull'accesso ad internet, visto che gli altri operatori sono rivenditori del suo stesso servizio, visto che la rete è Telecom.

Se questi sono i presupposti, ho paura che Agenda Digitale in Italia, rimanga solo parole.

E il governo in tutto questo? Snocciola risultati molto buoni per bocca del ministro delle Comunicazioni Romani, il quale afferma che il digital divide italiano verrà azzerato nel 2013. Ma forse non gliel'hanno detto che a molti in Italia la banda larga arriva solo ufficialmente. Io personalmente,a Roma, avevo una 20 mega che riusciva a raggiungere una portante di soli 5 mega. Dove la portante è la velocità massima teorica che può raggiungere. Pensiamo a quelli che ufficialmente hanno una due mega.

Ed inoltre dichiara anche fastidio per l'Agenda Digitale, visti gli ottimi risultati di governo. E quindi significa che se c'è commistione politica con Agenda Digitale, allora c'è con l'opposizione. Anche perché Franco Bernabè, come riporta il profilo su Wikipedia, ha ricoperto in carriera incarichi pubblici. E nel 1999 è stato nominato dal primo ministro italiano, rappresentante speciale del governo italiano per la ricostruzione del  Kosovo (!?!, possibile che era la personalità più adatta per questo scopo?). Il primo ministro allora era Massimo D'Alema. Sinistra! Bernabè. Telecom. Non so perché, ma queste associazioni di memoria, mi fanno venire in mente l'affare Telekom Serbia. Sicuramente sono i che penso male. Ma il dubbio che Agenda Digitale sia la scusa per un ulteriore scontro fra governo ed opposizione mi rimane.

Una ultima domanda che mi faccio e che mi piacerebbe rivolgere al ministro Romani. Che fine hanno fatto gli 800 milioni di euro promessi da governo da due anni per lo sviluppo della banda larga e mai erogati?
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