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Telecom e Fastweb vogliono soldi da Google e Facebook

I colossi nostrani delle telecomunicazioni fanno lobby per fare in modo che i grandi fornitori di contenuti della rete paghino per lo sviluppo delle reti internet. Questi sono matti.
di Maurizio Ceravolo
Sono un po' di tempo che lo ripetono ai giornalisti, ed ora hanno alzato il tiro e sono andati a dirlo alla politica.

Parliamo dei giganti delle telecomunicazioni di casa nostra, ed in particolare Telecom Italia e Fastweb. In una audizione in senato alla commissione lavori pubblici per la NGN, i loro rispettivi rappresentanti hanno puntato il dito contro i grandi fornitori di contenuti della rete: Google, Facebook, Yahoo, Amazon.

Hanno detto ai nostri politicanti con i lacrimoni agli occhi: "la nostra rete ha retto bene negli ultimi 5/6 anni, però non possiamo garantire che quei cattivoni ce la saturino nei prossimi. Quindi o voi li costringete a contribuire alla nostra causa, oppure saremo costretti a chiedere soldi pubblici, perché noi siamo poverelli e non ce la facciamo". Ovviamente questa è una mia traduzione dal politichese usato nelle loro dichiarazioni.

In tutto questo ci sono diverse cose che lasciano perplessi.

Gorilla molto perplesso per la richiesta di soldi a Google e Facebook da parte di Telecom Italia
Telecom Italia lascia perplessi in molti

Avete mai sentito dire ad Atlantia (società autostrade) che Fiat deve dare dei soldi per contribuire al consumo della rete autostradale? Oppure, rimanendo sempre in tema automobilistico, sentire dire i produttori di petrolio ai costruttori di auto: "o fate auto che consumano meno, o contribuite all'estrazione del greggio".

Mi sembra a dir poco surreale. Ognuno deve fare il suo lavoro. Gli operatori di telecomunicazione devono fornire connettività, per la quale ogni utente paga. E paga anche quando il servizio smette di funzionare per 10 giorni. Se non ci fossero i fornitori di contenuto, loro non avrebbero semplicemente il business, perché a nessuno interesserebbe avere un accesso ad internet per vedere la homepage di solo Telecom Italia.

E di certo non sono gli italiani, che leggono la posta su Gmail e guardano il loro profilo su Facebook a mandare in saturazione la rete. Infatti in molti si collegano con le chiavette che hanno un traffico limitato. Semmai è il file sharing a pesare molto di più sul traffico. Se io metto a palla Emule o Torrent, scarico almeno venti giga di dati al giorno. Se faccio un normale uso, mediamente consumo 200 mega (ed io sto al computer per lavoro tutto il giorno), ovvero 100 volte meno.

Ma a parte questo. Se io pago per una 10 mega, ne faccio quello che mi pare. Telecom qualche anno fa ha iniziato ad aumentare i tagli delle adsl, dai 640 kbit ai 10/20 mega attuali (teorici) per vendere dei nuovi servizi come i film on demand, che sono stati un autentico flop. Adesso non può pretendere che altri paghino per i suoi errori.

Altro discorso. In Italia internet su che rete gira? È la vecchia rete di rame ereditata da SIP (e costruita con soldi pubblici), su cui Telecom spera di fare lauti guadagni per almeno 10 anni. Solo che se aumenta il traffico, quella rete si siede. Dovrebbero costruire la fantomatica e già citata NGN, ovvero la rete di nuova generazione basata sulla fibra ottica. Solo che ricablare tutta l'Italia costa tanto. Si stima 10 miliardi di euro. Anche se darebbe una grande spinta al sistema paese (leggi anche Cosa è Agenda Digitale), i vertici di Telecom Italia preferiscono spremere al massimo la vecchia gallina di oggi che far nascere tanti pulcini che saranno le galline di domani. E quindi per riuscire nell'intento, cercano di spaventare la politica con la richiesta di fondi pubblici, puntando il dito sui fornitori di contenuto.

Tutto ciò mi perplime.
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