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Tag: SEO, web performance

Ma il fatto che la bufala sulla velocità sia una una bufala, é una bufala?

La velocità è un fattore di ranking per Google oppure no. Mi sono trovato a riflettere su due pareri apparentemente opposti.
di Maurizio Ceravolo
Andrea Cardinale (http://www.andrea-cardinale.it) ha scritto un articolo dal titolo La bufala sulla velocità che non influisce sul ranking è una bufala in risposta a questo articolo I siti veloci hanno ranking migliori? Macché, è una bufala! di Enrico Altavilla. Due ottimi articoli, che consiglio a tutti di leggere. Scherzando con Andrea Pernici mi è uscito il titolo di questo post con una tripla bufala, e da qui l'idea di aggiungere qualcosa al discorso.

La velocità è una bufala oppure no?
La velocità è una bufala per il ranking oppure no?

A mio avviso questi due articoli dicono cose simili, malgrado i titoli, ma in modo diverso. Con un unico punto di attrito sulla definizione del fattore di ranking. Enrico Altavilla lascia intendere, senza dirlo, che la velocità non è un fattore di ranking, mentre lo dice esplicitamente nelle Le 10 nuove cagate SEO di cui non si dovrebbe parlare più.
Mentre Andrea Cardinale afferma "Matematicamente un fattore è un valore che moltiplicato per un valore di partenza da un valore finale ... Un fattore di ranking non deve essere inteso dunque solo come fattore positivo. I siti non veloci hanno un fattore minore di uno, ergo la velocità è un fattore di ranking".

Secondo me stiamo disquisendo su una questione di lana caprina, nel senso che sono entrambe le cose. Ovvero andando a modificare il ranking, la velocità è un fattore di ranking. Però in questo caso è un fattore di ranking che viene applicato a partire da una soglia alta di tempo di caricamento. Soglia che non sappiamo, ma che possiamo presumere che sia del'ordine di parecchi secondi. In tal caso la modifica del ranking si applica solo ad un piccolo numero di siti, particolarmente lenti ed inusabili. Quindi in effetti è un fattore di ranking che è ininfluente nella maggior parte dei siti. Ed il tutto è reso molto più chiaro dal grafico che mostra Enrico Altavilla nel suo articolo.

Curva di influenza del segnale della velocità
Influenza del segnale di velocità (fonte lowlevel.it)

Ogni fattore di ranking è un peso moltiplicativo che si usa per trovare il valore di attinenza di una risorsa alla ricerca dell'utente. Per quanto riguarda la velocità il valore è 1 fino ad una determinata soglia (attenzione sul grafico la soglia è impostata su un valore a caso, non essendo noto il valore vero), il che significa che fino a quel valore, il segnale sia ininfluente, oltre, essendo minore di uno, diventi penalizzante.

Secondo l'opinione di diversi professionisti con cui ho scambiato un parere, questa soglia è un valore in secondi abbastanza grande, tale da peggiorare in maniera importante l'esperienza di navigazione per via dei lunghi tempi di caricamento. Personalmente penso che possa essere un valore superiore ai 10/15 secondi. Un valore abbastanza grande da influire solo il ranking di siti lenti quanto Giuliano Ferrara ai 100 metri alle Olimpiadi.

Così per curiosità ho provato a cercare su web se fossero presenti statistiche sui tempi medi di caricamento dei siti. Secondo uno studio, citato da questo articolo, e realizzato sui 2000 siti più visitati secondo Alexa, la velocità media di caricamento è di 7.25 secondi, in preoccupante aumento rispetto ai 5.94 secondi di un anno prima. Invece in questa pagina di GTMetrix, sui 1000 siti più importanti di internet secondo Google, possiamo vedere una tabella con i loro tempi di caricamento. Tempi che variano da 0.19 secondi a 109 secondi!!!!! Ovviamente questi tempi sono solo indicativi, perché la misura dipende da molti fattori (molti di questi nemmeno comunicati nell'articolo). Però un'idea ce la possono dare.
Quella soglia, che ho ipotizzato intorno ai 15 secondi, insiste su 82 siti su 1000. Quindi se la mia ipotesi fosse corretta, questo fattore di ranking si applicherebbe solo all'8% dei siti. Il che vuol dire che per il 92% dei siti la velocità è ininfluente. Ripeto però che questi sono numeri spannometrici, sia per il fatto che non ci sono comunicazioni ufficiali che diano indizi sul valore della soglia, sia per il fatto che i primi 1000/2000 siti del web possono non essere rappresentativi di tutti gli altri, sia perché il modo con cui sono state effettuate le misure di questi studi potrebbe essere molto diverso da come valuta Google la velocità.

Però il fatto che si applichi ad una piccola parte dei siti, non significa che possiamo ignorare l'ottimizzazione dei tempi di caricamento delle pagine.
Ottimizzazione significa risparmiare banda (che costa), risparmiare risorse, spremere di più un server ed allontanare nel tempo il momento in cui magari dovremo affiancare un secondo o altri server per reggere maggior traffico (che costa).
E significa anche non far cadere in tentazione gli utenti di cambiare sito. Con un sito veloce, l'utente non perde l'attenzione, tende a navigare di più e ad essere più concentrato sui nostri contenuti. Amazon, alcuni anni fa, aveva dichiarato che per ogni decimo di secondo che guadagnavano nei tempi di caricamento delle loro pagine, le vendite aumentavano del 1%. Ad onor di cronaca, la notizia è riportata su diversi siti, ma si è persa la fonte originale di Amazon.
E senza scomodare Amazon, riporto un dato presentato da Andrea Pernici al Web Revolution la scorsa settimana e riproposto in un suo tweet: "Un Secondo in meno sul tempo percepito di scaricamento della pagina = +1,2% di tasso di conversione".

Non dimentichiamo poi, che buona parte degli utenti italiani è sottoposta al digital divide, e quindi non dispone di una connessione prestazionale. Per loro, l'accesso ad internet può essere lento ed anche a consumo, il che significa che sono obbligati a non navigare su siti particolarmente pesanti, per non subire costi aggiuntivi.

Aggiungo alle mie considerazioni, una frase di Andrea Cardinale che sottoscrivo, a proposito di eventuali, cambiamenti da parte di Google su come considerare la velocità di un sito: "Realizzare un sito per l’utente e non prettamente per i motori di ricerca mi ha fatto passare sempre notti tranquille ad ogni “zoo update” di Google"

Quindi il fatto, che la velocità di un sito sia generalmente ininfluente per il ranking, non mi fa cambiare opinione ed abitudini sulla cura delle performance, perchè comunque mi porta effetti benefici sugli obiettivi.

A tal proposito vorrei citare una frase di Enrico Altavilla tratta da questa interessante discussione su Google+: "Il SEO è un pretesto, "ottimizzare" significa semplicemente "rendere le cose migliori" e il reale valore di tale disciplina sta nell'incentivare una cultura del miglioramento che può portare beneficio a diversi flussi e processi aziendali. La posizione sui motori è una conseguenza."

A questo punto, secondo il mio parere, le posizioni non erano così distanti e si è disquisito solo su una definizione linguistica. E quindi la bufala e la contro bufala erano solo una bufala. :-)

PS: ho scoperto dall'articolo che Andrea vorrebbe stalkerizzare Enrico: "e se potessi lo seguirei anche fisicamente" :-)
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