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Google, l'innovazione e l'Italia

Google crea la macchina che si guida da sola. Fra qualche anno ci farà vagonate di soldi. Eppure era già stata sviluppata in Italia 12 anni fa, ma non lo sa nessuno.
di Maurizio Ceravolo

E’ di qualche giorno fa la notizia di un nuovo progetto di Google, uno degli innumerevoli a dire il vero. L’auto che si guida da sola. Sinceramente fa un po’ impressione pensarci a che livello di sofisticazione può essere arrivata la tecnologia della Visione e Intelligenza Artificiale.

(modalità polemica ON)

Ricollegandosi al post dell’altro giorno, anche qui, possiamo vedere che stiamo a notizie che alcuni anni fa rasentavano la fantascienza. Solo un tecnico ormai riesce a stupirsi e ad apprezzare a quale incredibile innovazione ci stanno portando. Per i media è quasi tutto normale, un servizietto da 30 secondi al tg e nient’altro. Mesi e mesi di servizi su notizie negative e ripetute sui delitti di Cogne, Garlasco, Avetrana, Novi Ligure. E su cose che possono cambiare veramente il futuro dell’umanità, poco a niente.

Ci si stupisce perché pochi ragazzi intraprendono studi scientifici. Il motivo è anche questo, la scienza non fa notizia, non ti porta in televisione, ha poco fascino, ti rende nerd, e la televisione non fa altro che mostrare che i nerd sono sfigati, asociali, bruttini.

(modalità polemica OFF)

Per me la notizia è incredibile. La complessità di muovere la macchina in uno spazio bidimensionale è terrificante. Potrebbe venire da pensare che è come in un videogioco, ma non è così. In un videogioco il computer genera gli ambienti e gli ostacoli. Sulla strada l’ambiente e gli ostacoli devono essere ricreati tramite i sensori, ed occorre trasferire al software l’esperienza di gestire centinaia di situazioni e condizioni ambientali diverse. Rilevare un cane che ti attraversa la strada e decidere cosa fare con le macchine che ti passano vicino e gli altri ostacoli che ci possono essere è molto complicato.

Eppure ci stanno riuscendo. La notizia è che 7 Toyota Prius modificate da Google scorrazzano allegramente per le strade della California. Per adesso hanno percorso 1700 chilometri in piena autonomia ed oltre 200 mila con le correzioni di un pilota. A perché c’è un pilota? Ovviamente non possono mandare un giro la macchina da sola, fino a che non saranno sistemi collaudati ed omologati e soprattutto i codici della strada cambiati, ci dovrà essere un pilota. E così stanno facendo, c’è un pilota e due ingegneri che monitorano il software.

Nelle previsioni dell’azienda, ci vorranno una decina d’anni per avere un sistema funzionante e commercializzabile. Le conseguenze sono notevoli, un sistema del genere potrebbe diminuire in maniera sensibile gli incidenti, le morti, le invalidità ed i costi per la collettività. Ed anche aiutare a salvaguardare l’ambiente. Le auto procederebbero su itinerari delle mappe di Google, per trovare i percorsi più veloci ed efficienti, integrandosi con google traffic per evitare le strade congestionate e massimizzando l’efficienza della rete stradale, ed assumendo una condotta di guida che massimizzi il rapporto prestazioni consumo. Un po’ come già fa per i propri server. Google non usa i server più prestanti, ma quelli che danno il miglior rapporto fra potenza elaborativa e consumo. Anche perché su decine di migliaia di server la differenza si fa sentire. Come su milioni di auto.

Ecco il futuro!

A questo punto forse mi riscatta la modalità polemica. Perché questa fantascienza era già nata in Italia (si la tanto bistrattata Italia, quella che tutti “tanto siamo in Italia”), 12 (DODICI) anni fa, all’università di Parma. E’ il progetto ARGO, guidato dal professor Alberto Broggi. E chi l’ha detto, perché in dodici anni le industrie non hanno finanziato e portato avanti il progetto? Google fra qualche anno ci farà carovanate di soldi. Qui in Italia, abbiamo persone valide, che in queste condizioni riescono pure a prendere il Nobel, però abbiamo una classe politica che preferisce fare a gara a chi riesce denigrare meglio l’altra parte e non si rende conto che il successo del paese si fa investendo in conoscenza e ricerca. Sono già riusciti a far morire il settore dell’elettronica con la STM rimasta l’ultimo dei mohicani. Quando capiranno che bisogna finanziare e promuovere questi ricercatori che lavorano con uno stipendio da colf nelle università?

Eppure in Italia non facciamo proprio così schifo a livello scientifico. Tanti nomi all’estero, trovano le condizione per fare grandi ricerche. Ed anche in ambienti industriali, anche se con grandi difficoltà, i risultati ci sono. La tanto bistrattata FIAT, che qui Italia è quella che affama gli operai, che fa macchine che fanno schifo, tanto sono delle FIAT, grazie al know-how industriale si è presa il controllo della Chrysler, senza sganciare un lira (pardon un euro). Siamo nell’Era dell’Informazione, e la vera ricchezza e la conoscenza, e questa vicenda è la riprova. FIAT ha salvato e si è presa il terzo produttore di auto statunitense. Ed il metodo Marchionne, che qui in Italia fa scattare manifestazioni da parte di partiti contro tutto e sindacati, in America fa inchinare il presidente Obama.

Questo mi fa avere qualche ulteriore dubbio sulla nostra classe dirigente, e chi non capisce che per il futuro dei lavoratori non ci si può arroccare su idee di 50 anni fa. Perché il mondo cambia molto con la tecnologia, di anno in anno.

Io spero che Italia nasca un Obama. Non la persona, ma quello che rappresenta. Qualcuno che senza aver cambiato ancora nulla, prenda un Nobel solo per la speranza che porta il carisma che ha. Che riesca a instillare nelle persone il bisogno di cambiare per migliorare il mondo. Io non so se fra qualche anno Obama riuscirà a fare quello che molte persone si aspettano da lui. Ma se ce ne fossero altri, anche in Italia, almeno qualche cosa si riuscirebbe a fare.

Per lo meno si riuscirebbe a promuovere un pochino meglio i progetti dei cervelli italiani.

Perché per adesso la situazione è questa. Grazie ai politici di destra e di sinistra (in ordine rigorosamente alfabetico).

Sito del professor Alberto Broggi.

Sito del progetto ARGO.

(silenzio assordante)

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