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Dal cybersquatting al domain trolling: con Facebook e Google una nuova era?


Una volta c'era l'accaparramento di domini, ora c'è l'intimidazione a colpi di carta bollata per non farli registrare.
Ho parlato poco tempo fa del fenomeno del cybersquatting, ovvero l'accaparramento dei domini per levarli dal mercato e poi rivenderli a prezzo maggiorato.

Adesso c'è un nuovo fenomeno, il Domain Trolling. Non è una definizione ufficiale, l'ho coniata io per questo articolo, ispirandomi al fenomeno del Patent Trolling. Il Patent Trolling è l'operazione di comprare brevetti con il solo obiettivo di usarli nei tribunali per scucire soldi alle grandi aziende, che potrebbero in qualche modo aver usato un principio descritto in un brevetto sconosciuto. Ci sono aziende di soli avvocati che fanno del Patent Trolling il loro unico business.

Per Domain Trolling invece io intendo l'azione di intimidazione per via legale da parte dei grandi gruppi per cancellare o modificare un nome di dominio registrato da un piccolo soggetto.

Quello che sta succedendo adesso al sito Lamebook, un contenitore del meglio del peggio di Facebook.

Lamebook
L'home page di Lamebook. Notate il banner per le donazioni a supporto delle spese legali.

Lamebook fa dell'ironia la sua mission. Non è un social network, non è una azienda o un concorrente di Facebook. E' un blog, come tanti altri, che segnala le cose curiose pubblicate dalle persone su Facebook. Di certo nulla che può impensierire Facebook.

Eppure con molta arroganza, il colosso dei social network ha intimato ai fondatori di Lamebook di cambiare lo stile grafico e il nome. Pena un'azione legale. Per adesso Lamebook ha giocato in anticipo ed ha chiamato in causa Facebook appellandosi, come nei film, al Primo Emendamento. Ovvero chiedendo che valga anche per loro la libertà di parola e di stampa.

Ora la parola passa ai tribunali e vedremo come finirà fra diversi mesi.

Non era la prima volta che Facebook prendeva una iniziativa simile. Anche Teachbook e Placebook hanno ricevuto l'invito a cambiare nome. Praticamente per il social network a nessun altro è concesso di utilizzare la parola Book nei domini ed anche il loro stile grafico blu.

Facebook sta in buona compagnia, anche Google ha promosso una azione simile contro il sito Groggle, che è un sito australiano che compara i prezzi sugli alcolici (Grog in sland australiano è alcool) ed è stato costretto a cambiare il nome il Drinkle.

Forse si sta un po' esagerando.

Difendere le proprie idee, è sacrosanto, volere la ragione a tutti i costi è da presuntuosi. (anonimo da internet)



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